Edom e gli Ismaeliti; Moab e gli Agareni, Gebal Ammon e Amalek, la Filistea con gli abitanti di Tiro. L’Assiria loro alleata che dà man forte ai figli di Lot. Trattali come Madian e Sisara, come Iabin al torrente Kison. Rendi i loro principi come Oreb e Zeeb, e come Zebach e Salmunnà tutti i loro capi. (salmo 82)
Signore, quanti sono i miei nemici! Molto contro di me insorgono (salmo 3).
Sono indubbiamente numerosi i nemici che ci si vede attorno, tanto da segnare i contorni di quella che diremmo una sorta di sindrome di accerchiamento. Potremmo dire peraltro che ogni forma di sovranismo esasperato – e questi sono tempi non ne sono privi – si imbatte e trova forza nel sentirsi accerchiato da nemici e diversi. Il che unifica e cementa.
Ogni popolo che rivendichi la sua purezza e il proprio diritto a restare incontaminato, di nemici ne vede ovunque. Lo è chiunque metta a repentaglio la propria identità esclusiva. Una società chiusa è il contrario di qualsiasi fluidità. Si oppone alla contaminazione che pure per molti anni per noi occidentali, almeno ufficialmente, è stata considerata un arricchimento.
Ciò nondimeno chi ha paura ha già perduto e chi non si contamina va verso l’isolamento, talora l’estinzione. Senza voler forzare la mano ai testi sacri, questi vanno contestualizzati e inquadrati nella loro cornice storica. E se la storia giustifica di frequente la paura di perdere la propria identità ed il timore di essere minacciati da molteplici nemici, la pace è sempre la rottura rispetto alla sindrome ed alla paranoia.
In tempi di pace, i nemici si diradano. Più numerosi semmai i nemici della pace, fuori e dentro di noi.
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