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Novene e No

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 16 Dicembre 2021, 19:30pm

Tags: #Lo spirito del viaggio

Novene e No

In questo posto dove mi trovo ad alloggiare in questi giorni dell’anno, le luci per strada si sono centuplicate ed è tutto un balenare di lampadine e di sorprese: ci sono renne stilizzate e illuminate, riflettenti, slitte, vecchi incappucciati di rosso trainati tra i negozi, campanacci e grotte, capanne, comete, ghirigori di ogni tipo cristalli di neve, losanghe corone e giri di parole, cioè, carole d’ogni tipo e ninnoli per i consumatori. In questo posto dicono sia festa. Ho provato a chiedere in giro ma nessuno ne conosce il motivo. In questo posto tutto si può comprare, con denaro virtuale o carta straccia, ma non la felicità. Persino Dickens lo sa. Sentivo le campane stamattina, alle cinque. Non sono insonne. Solo mi piace alzarmi presto. Le luci che ho descritto sono accese lo stesso, un po’ spettrali; e non gira nessuno, a parte il carro dell’immondizia intermittente anch’esso, una specie di sirena che lo annuncia, il personale che si ferma al bar per la colazione. Quando scendo in strada, lo incontro, ci si saluta. Per loro non sarà una festa, lavoreranno il doppio: la città si sporca di ogni cosa, di cartocci e confezioni di cellophane per il panettone, di bottiglie di scatoloni, l’immondizia – non che in altri momenti manchi, in ogni senso – aumenta, come sostengono, come mai durante l’anno. La gente di qua festeggia buttando, che non è un bel modo per garantirsi di vivere meglio, domani. Va bene anche così.

Sì, le campane. Nelle chiese di paese soprattutto, da domani si comincia a fare il conto alla rovescia: nove giorni a quello che si dice ancora Natale. E che pochi sanno dirti cosa sia. Né solo per non offendere chi cristiano non è. Non lo sanno e basta.

Insomma nove giorni durante i quali, prima dell’evento, ognuno si prepara a suo modo, tanto che anch’io mi son fatto un programmino. Che ovviamente non rispetterò ...

Giorno 1: voglio astenermi dagli incontri molesti, da quelli che mi fanno perder la pazienza. Studierò bene i percorsi e, se proprio capitasse, chinerò il capo dicendo: Signor mio, quanta gente insopportabile hai incontrato!

Giorno 2 – Voglio astenermi dal web (e già so che non avverrà). Cercherò di non seguire la cronaca che dicono in diretta, dove si piange e ci si addolora a comando. Lo sdegno e la solidarietà durano lo spazio di un momento. Per realizzare il piano dovrei non tornare a casa, dove lo schermo è sempre acceso lì. Signore Mio, che brutte cose ti è toccato sentirti raccontare. E che compagnie di briganti!

Giorno 3 – porto avanti il punto 1 con determinazione, ed il 2, se ne avrò l’occasione. Non apro neppure un giornale. Signor Nostro che brutte cose che ti sono capitate

Giorno 4 – vedi il giorno precedente. Aggiungo l’astensione dai cibi calorici e iperglicemici che mi propinano adesso. Anche dai sentimenti svenduti di questi tempi, false commozioni, baci e auguri, saluti a casa. Ma tu non sei il figlio del falegname? Cosa vuoi che venga di buono dalla Galilea?

Il 5 è il giro di boa. Faremo il punto del dove siamo arrivati. Pubblica confessione, pubblica ammenda: siamo un mondo di spreconi. Aderiremo a tutte le campagne natalizie “in soccorso di”, raccolte fondi e così a seguire. Una vedova aveva solo un obolo e lo depose come offerta nel tesoro del tempio. Lei ha dato molto più di noi. Mi riprometto di non sentirmi come lei la prossima volta che metto la mano nella busta per la questua. Guarda quello che fa finta che la questua non passi pure a fianco a lui!

Giorno 6 – meno male che siamo quasi alla fine. Dovrei chiamare un po’ di persone per chiarire e chieder venia, ove possibile. Lo farò. Quante volte perdonare? Settanta volte sette. Sempre stato modesto in matematica. Ma dei numeri bisogna imparare a servirsi. Sette sono i vizi capitali, tre le virtù teologali, enumera tutti i sacramenti, i giorni che mancano alla fine dell’anno, il numero che sta dietro il termine Pentateuco. Trentatre gli anni di Cristo, tres dies nel sepolcro e poi la Resurrezione. Magari fosse così per noi. Avverrà certo quando meno te lo aspetti.

Giorno 7 - tra gli invitati il giorno di Natale, ce ne sono di quelli che non vorrei rivedere neppure per tutto l’oro del mondo. Per abituarmi, faccio il corso su e giù a riveder certe facce che rispondono allo stesso tipo di reazione. E’ impietoso, quasi un masochismo. Lo offriamo pure questo a Nostro Signore. Certe facce, mio Dio, che sotto le lucine di Natale sono ancora più sinistre e certi ghigni che neanche il Grifo e tutta la compagnia dei Bravi o il palazzo dell’Innominato.

Giorno 8- dal momento che siamo prossimi a finire, comincio a liberarmi di questa ossessione. Nessun giro per i negozi. Quest’anno niente sprechi e niente regali. Nacque in una capanna e fu deposto dentro una mangiatoia. Ci sono quelli ai confini dell’Europa, quelli tra Balcani ed Ucraina che possono capire. Ci sono quelli che piuttosto che parlare di migranti ed inclusione, sarebbe meglio dirsi come stanno le cose: che qui la gente non lavora ed ha fame. Che le mense di Caritas ed Opera Sant’Antonio registrano numeri spaventosi di italiani in difficoltà. Quelli scapparono in Egitto inseguiti dal tiranno e ad altri tocca il percorso contrario.

Giorno 9 – questo è il momento della riconciliazione col Padreterno. Ti confesso che è stata dura, che lo è sempre. Che questa gente che si appresta a festeggiare domani, questi nove giorni chissà come se li è studiati.

Guardo con tenerezza quelli appoggiati vicino ad una vetrina vuota, sull’uscio di un Ospedale e di una terapia intensiva. Sono quelli a cui è più chiaro quello che vorrebbero festeggiare. Che è quello che non possono fare.

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