Il recentissimo viaggio di Papa Bergoglio in Grecia si è consumato nella terra che conta neppure un 2% complessivo di cattolici pur rappresentando una storica roccaforte del cristianesimo, quello greco ortodosso che annovera tra le sue fila figure universalmente illustri e soprattutto grandi padri del monachesimo che oggi diremmo “orientale”.
Non mi sembra necessario far riferimento al legame italo-greco in questo campo, con qualche enclave di questo genere ancora viva sul nostro territorio, specie nel Meridione d’Italia, dove si parla sovente di antichi insediamenti di monaci basiliani, pur se con una certa approssimazione dal momento che un ordine basiliano storicamente non è mai esistito; e pur essendo Basilio il Grande un padre fondatore in assoluto.
Il caso vuole che in questi giorni, e sotto queste latitudini, si sia ricordato un altro di questi Padri, cioè Saba (ancora in auge in Palestina il monastero di Mar Saba, forse il più antico tra quelli ancora abitati), che di una esperienza monastica specifica è quasi l’ideatore primigenio.
A lui si deve l’origine delle Laure che sono come cittadelle (poste sopra il monte) fatte di piccole dimore dove questi semi-eremiti (e spesso si tratta di costruzioni messe in piedi materialmente da ciascuno di loro) si raccolgono e vivono una vita solo parzialmente solitaria, solo parzialmente ed occasionalmente comune.
Scrivendo al suo confratello Teodosio, Saba notava che stare a capo di un cenobio è comandare una serie di subalterni, mentre esserlo a capo di una laura è come sovrintendere a tanti abati e padri ciascuno della propria vocazione e della propria abitazione. Nulla da eccepire!
Anche il fatto che – come annota il Nostro – nessuno è più responsabile di sé, di colui che è gestore e sovrano della propria regola di vita. Il che, se può aumentare il rischio che ci si lasci andare all’anarchia ed all’arbitrio, dall’altro è anche ciò che richiede il massimo della vigilanza e dell’attenzione da parte di ciascuno.
Stiamo parlando di uomini maturi del resto (solo così si veniva ammessi alla laura), i quali abbiano trascorso un periodo di prova ai margini della cittadella e che nel frattempo siano stati seguiti ed istruiti da tutori che ne abbiano messo alla prova la vocazione (alla laura. Ce ne possono essere anche di differenti, ovviamente). Ho sempre sostenuto, in tutti questi anni, che questo sia l’unico modello proponibile e praticabile per uomini e donne strutturati, non più giovanissimi, moderni; non proprio adolescenti, come invece avveniva in passato, con educandi e giovanissimi che erano accolti nella realtà claustrale fin dall’infanzia (alcuni effettivamente restavano in loco per sempre).
Un po’ l’esperienza diretta, un po’ l’osservazione ed il confronto con altri, mi ha fatto concludere che il modello sia quello più adatto alle vocazioni adulte e che sia quello che metta meglio in campo la diversità e la creatività di ciascuno, nonché il proprio senso di responsabilità; senza mortificazioni, senza violenza, senza che alcuno pretenda di piegare e riplasmare ex novo ciò che con gli anni sarebbe impossibile ed innaturale fare.
Il che non affievolisce – tutt’altro! – la serietà dell’impegno preso, il rigore e l’applicazione.
Ho veduto molte persone arrendersi e disperare di fronte ad alternative inadatte all’età che avevano i postulanti. E molte, in fondo, richiedere ciò che Saba aveva già individuato millecinquecento anni addietro. Perché il buonsenso (o lo Spirito Santo, se lo preferite) non sono prerogativa esclusiva di un momento storico. Lo sono invece di coloro che con umiltà osservano e si mettono al servizio. Di Dio, certamente. Ed anche degli uomini. Non conosco altro modo di servire realmente il primo.
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