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Quarant'anni fa

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 12 Maggio 2021, 10:24am

Tags: #la storia

Quarant'anni fa

I giornali di oggi lo hanno già ricordato, evidentemente. Domani saranno trascorsi esattamente quarant’anni dall’attentato a Giovanni Paolo II avvenuto in piazza San Pietro il 13 maggio del 1981. Ammetto che avevo dimenticato, per quanto la cosa venga più volte sottolineata, che il fatto fosse avvenuto precisamente nel giorno che la Chiesa di Roma dedica alla memoria delle prime apparizioni di Fatima; ed ovviamente ai loro segreti, sui quali pure molto si è detto, scritto e anche fantasticato.

Se tra i segreti vi fosse stato anche questo sulla pandemia corrente, non so dirlo, ma a posteriori pure questo sarebbe ipotizzabile. Quel che rammento è il fatto, l’evento, le immagini sgranate di quarant’anni fa – e questo vuol dire che anagraficamente c’ero. Ricordo di averlo veduto in televisione, quando l’apparecchio di casa, enorme e rigonfio com’erano allora, era posto in una specie di salottino al piano superiore, dove guardavamo pure le partite; su scomodissime poltrone di pelle. Che venivamo fuori da anni complicati, anche personalmente: non solo terrorismo e misteri, con molti di coloro di cui è stata appena chiesta l’estradizione, a campeggiare sulle pagine dei giornali. E quella era l’ultima fase degli anni che avremmo detto “di piombo”, anni di strategica destabilizzazione.

Moro era stato ritrovato senza vita tre anni prima, sempre in maggio, in via Caetani. Paolo Montini ne aveva accompagnato la fine che pure aveva scongiurato con un appello accorato. Poi lui stesso si era spento e gli era succeduto il papa polacco “se mi sbaglio, mi corrigerete” che fece il giro del mondo. Ed era un papa giovane, aitante, amante del teatro e dello sport, delle montagne, simpaticamente vicino al presidente degli italiani, Sandro Pertini. Era un altro mondo che cominciava. Noi avremmo giurato fosse così.

Alcuni dei miei amici si sarebbero scoperti intrappolati in quella dipendenza da droghe che è stato un dramma generazionale in quei due decenni. Io per la prima volta avrei provato curiosità in materia di fede. Avrei ripreso gli studi con vigore, mi sarei invaghito di una certa fase della storia e della letteratura, avrei cominciato a pensare ad un domani da uomo.

Gli Ottanta che seguirono, col senno di poi, sarebbero diventati quelli del disimpegno e della voglia di tornare a divertirsi, ruggenti come venti anni prima. Furono dieci anni così, prima della catastrofe di Tangentopoli. Ma tutto questo non lo sapeva l’attentatore e neppure la sua vittima, credo, che forse lo sospettava, così come quella salvezza insperata, dopo essere stato colpito in piazza nel giorno dedicato a Maria. Alla quale aveva dedicato il suo motto, Totus tuus.

Io lo so, e per personale esperienza, che la fede in questa donna per molti versi incredibile impensabile inconcepibile, è il più grande degli sforzi, delle violenze che possa fare una mente razionale. Come una maternità senza un contatto fisico; come la sua verginità, come la sua assunzione in cielo, come quella dormizione solenne e non finale dei pittori; come tutti gli attributi che le vengono conferiti qui e in molti luoghi, recite e litanie al termine del rosario.

So per personale esperienza che Maria è pietra d’inciampo più che non le stesse vicende attribuite a Gesù. Ciò nondimeno, la storia vuole che il papa polacco considerasse lei l’autrice di quella sorta di miracolo che ai più sarebbe apparsa la sua guarigione. Più avanti, Giovanni Paolo avrebbe cominciato a soffrire di altre patologie anche più penose.

Scriveva Agostino (Commento sui salmi): Se dunque sei tra le membra di Cristo completi nella tua carne quello che manca ai patimenti di Cristo. Perché mancava. Tu riempi la misura. Non la fai traboccare. Soffri tanto quanto, attraverso le tue sofferenze, dovevi apportare alla passione universale di Cristo, il quale soffrì un tempo come nostro capo e ora soffre nelle sue membra, cioè in noi stessi”.

E questo potrebbe valere anche oltre il papa polacco. Vale forse per chiunque si riconosca parte di quel corpo. Persino per chi non vi riuscisse.  

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