“La chiamo – buongiorno! – perché sono al buio da questa notte. In effetti c’è stato un temporale, un boato, del vento, quasi una bufera. La luce è andata via allora e non è più tornata. Sono le sette ormai. I vicini? Mi sembra che abbiano la luce accesa, loro”. Così io, al telefono. “Mi faccia controllare – dall’altra parte. Mi serve il suo nome, codice fiscale e numero utente”. Lo cerco “ma sono al buio! – protesto. Come faccio a leggerlo?” Dopo vani tentativi alla luce di una candela, trovo anche il numero che mi era richiesto - “Come ha detto che si chiama?” – domanda. Rispondo. Segue un attimo di silenzio. Temo che la comunicazione si sia interrotta. “Credo di conoscerla, sa?” – mi fa. “Ah davvero? Come mai?”. “No – incespica - è che mi capita di leggere delle cose sue – un po’ intimidita. “Davvero? Come mai?”
“Abbiamo degli amici in comune - risponde - Lavoro qui, anche se non è proprio la mia massima aspirazione”. “Neanche la mia restare al buio” – cerco di tornare al motivo della mia chiamata.
“Spesso sono d’accordo con lei” – fa. “Bene, mi fa piacere” - dico. “Ah ma lei mi diceva dell’interruzione - riprende - No, non risulta. Qui è tutto pagato. Chiami il numero per i guasti sulla linea. Eh, mi rendo conto non è un bel modo per cominciare la giornata. Beh è un peccato, sì viviamo lontani. Anche io scrivo qualcosa. Gliel’avrei fatta leggere volentieri”.
“Signorina può mandarmi una mail, inviarmelo su whatsapp; tanto ormai conosce anche il mio numero”. “Dice davvero? Non le dà noia?” “No, si figuri – celio - rispetto al buio in questa casa in mezzo al bosco con il rumore degli animali. Speriamo che siano animali …”
“Spero che risolva presto il suo problema” – lei. “In effetti ne ho di peggiori” - io.
“Beh anch’io. Non riesco a fare il lavoro che sognavo di fare. Cosa? Scrivere pubblicare, trovare uno spazio nel mondo della cultura. Ma le sto facendo perdere tempo, vero? E poi è ancora al buio, dico bene?”
“Sì esatto dice bene. Ma no, non mi fa perdere tempo. Magari una volta risolta questa questione, può farsi viva nel modo che le ho detto”.
“Sa, quando mi ha detto il suo nome non ero certa che fosse quella persona ... Poi da qualche altro particolare ho capito. Ne ho approfittato, mi deve scusare”.
“Già, ma lei invece come si chiama?” Mi dice un nome. Non mi sembra di averlo memorizzato tra amici e lettori. “E’ che uso un nick diverso”. E me ne fa uno. E’ quello di una scrittrice tedesca. Non posso dire quale. “Ottima scelta, devo dire, “di nicchia”. Avrà letto qualcosa”. “Certo - mi fa. Non in lingua originale …
Le credo, il tedesco è complicato.
Lei ha studiato greco e latino, vero? Sì - le faccio. Mi ci sono laureato”.
“Un peccato, sa? Avrei voluto fare quel tipo di studi, poi a casa insomma “pensa a fare ciò che ti darà l’opportunità di lavorare”. Guardi un po’ dove sono finita”.
“Non lo dica a me in questo momento. In un angolo di mondo, in mezzo a una palude e ad un boschetto, anatre e cinghiali. E’ che brancoliamo nel buio. Esattamente come ora.
Comincia così la mia domenica mattina. Incontri al buio e sorprese. Il problema l’ho risolto poi, chiamando il numero verde che mi era stato suggerito.
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