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Erode e il bunga bunga

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 29 Agosto 2019, 16:23pm

Tags: #la storia

Erode e il bunga bunga

Secondo la narrazione corrente, il Battista doveva essere un cliente tutt’altro che comodo. A prima vista, persino supponente. “Non ti è lecito tenere Erodiade con te” – avrebbe detto questi ad Erode. Sappiamo come andò a finire.

Grazie all’avvenente giovinezza di una danzante Salomè, gli si fece tagliare la testa.

Detta così, sarebbe facile pensare ad un intollerabile censore che grida a ciò che è lecito e a ciò che non lo è. Il che è sempre un po’ sgradevole, da qualsiasi parte si stia. Quanto al rapporto col genere femminile poi, altre pagine bibliche ne raccontano di ogni tipo, a partire da Davide e dalla sua passionaccia per la moglie di Uria l’Ittita. Per impadronirsene, non esita a mandarlo in prima linea a combattere. Dove questi cade, come da intenzioni, neanche si trattasse dello sbarco in Normandia.

Se il Battista fosse stato solo il censore di cui sopra, risulterebbe essere ancor meno simpatico di quanto già non sia, come si diceva e come ribadisco con estrema franchezza.

Se invece dietro la censura, volessimo andare oltre, potremmo persino provare ad interpretare ogni cosa come l’espressione di un rispetto – forse anacronistico – per la dignità di un genere femminile, da non piegare alle proprie voglie, riducendolo al ruolo di anonime abitatrici di un harem senza dignità. Il che, in ogni dittatura che si rispetti, tra nani e ballerine, avviene con puntuale frequenza.

La verità è che, non solo non è lecito che lui tenga con sé la moglie del fratello, e con lei la figlia - con quali intenzioni è tutt’altro che difficile intuire (ma questa è la traduzione che meno rende giustizia al nostro pensiero) - ma soprattutto non è rispettosamente umano.

Che le persone, donne o uomini che siano, non si possono prendere in eredità ed usare come cose. Anche se le vedove tra gli ebrei del tempo era come tali che passavano da un familiare estinto ad un altro, ufficialmente per essere tutelate ed essere sottratte all’indigenza.

Che esse (e nessuno) non sono trofei da esibire in pubblico per gli occhi degli invitati.

Il bunga bunga è una brutta cosa da qualsiasi punto di vista lo si voglia guardare. Ad uno impediscono di parlare, ad un’altra di testimoniare; ad un altro ancora di scrivere indagare e di ipotizzare; ad un altro si spicca la testa dalle spalle.

Il potere e la denuncia dei suoi abusi sono aspetti difficili da conciliare. In ogni caso, la verità fa male ed il ricorso alla censura la più immediata delle soluzioni.  

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