Al di là dei modelli che risentono anche della temperie storica e culturale di un tempo; al di là di qualche stereotipo relativo a quella famiglia di Nazareth (oggi corrisponderebbe agli stessi canoni?); oltre a tutto quello che di questo Giuseppe uomo santo e paziente, disposto a credere oltre ogni ragionevolezza, è già stato scritto; è su altro che volevo fermarmi stamattina.
Su quell'antifona incontrata nel salterio, per cui vien recitato "a te vien affidato quanto ho di più prezioso": l'Incarnazione, il Cristo.
Voglio dire che, fatta salva la fede talora immagino anche un po' malferma e messa alla prova di quest'uomo che si trovava ad adottare un bambino che doveva essere il Messia (quante volte potrà averne dubitato?); resta il fatto che nondimeno in non pochi lo avranno fatto sentire come colui al quale era stato affidato di custodire la cosa più preziosa che vi fosse al mondo, il Figlio di quel Dio di Israele che tutti stavano attendendo, almeno a parole ...
Da qui il passaggio è semplice e doveroso: altrimenti che senso avrebbe parlarne. Forse per fare dell'archeologia?
Molte volte ci capita di sentirci come quelli a cui viene affidato dall'alto (?) un compito oneroso e impegnativo voluto da Dio e dal destino (vedete un po' che cosa più vi si adatta e vi aggrada); e forse è per tutti davvero a questo modo, almeno qualche giorno della vita propria.
Un po' uno si dice "non son degno di essere chiamato a questa tavola"; un po' uno s'arrende "questo è troppo per me"; un po' ci pensano altri a fartici pensare "ma cosa pensi di dover fare?". Insomma tutto congiura (quasi tutto) a farti perdere quel po' di fede che hai in quel che fai sei e che saresti chiamato ad essere e fare, appunto.
Ci sono giorni però in cui avverti la gioia e l'onore del compito, del lascito, della custodia che ti è affidato. Quei giorni lì sei davvero il Re del Mondo, uno nelle cui mani è un grande disegno, un bel progetto; una cosa che sta a cuore al benessere del mondo, persino al suo Creatore e Pantocrator.
Quel Giuseppe lì, è probabile che abbia oscillato anche tra questi stati d'animo. Che abbia vacillato nella fede, un giorno tanto e l'altro un po' meno, a seconda delle diverse vicende di ogni giorno, di quel che gli veniva detto ed insinuato; degli atteggiamenti di quella donna intoccabile che aveva a fianco e di quel ragazzino che per lui era un enigma sotto ogni riguardo.
A lui andrebbe quanto meno tutta la nostra solidarietà.
Sai che fatica credere ogni giorno che le cose stessero così. Passando tra la gioia di colui a cui è affidato il bene più prezioso e il timore di essere stato gabbato da una serie di coincidenze e profezie che sembravano inchiodarlo alla sua croce di uomo tentato di frequente oltre il sostenibile e l'umano.
Certo che se fosse vero - avrà pensato - io falegname, assunto a ruolo di custode e cavaliere di così gran cosa; questo sarebbe il segno che gli ultimi davvero possono esser primi a questo mondo e che in fondo la semplicità, la fede un po' cieca e l'umiltà sono davvero virtù gradite a questo Dio che pure a volte, persino in questa illogica storia di salvezza, sembra mi abbia voluto solo castigare e mettere alla berlina.
